CASCA IL MONDO

Un nonno molto amato era venuto a mancare, dopo una malattia di cui i nipotini erano stati messi al corrente. La sera del funerale, la mamma era entrata nella stanza della figlia di 5 anni e l’aveva trovata che volteggiava vorticosamente sul letto, con un movimento talmente sicuro e concentrato da lasciarla sulla porta, senza parole. Benché stupefatta, si era guardata bene dall’interromperla e solo quando la piccola aveva smesso le aveva chiesto cosa stesse facendo. “Allontano il dolore: sai mamma, io voglio essere felice”…

L’anima della bambina probabilmente aveva attivato un ricordo, forse una preparazione sufica – avete presente i dervisci volanti? – per aiutarla a superare il trauma del distacco. Non cogliete il nesso? Se l’emozione fosse sabbia bagnata resterebbe aderente ad una trottola che gira?

Negli infanti l’emergere del ricordo è più semplice, perché non è ancora ovattato dalle sovrastrutture e dai condizionamenti dell’educazione e della razionalità.

E qui, per alcuni ortodossi, il discorso si complica.

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