CIÓ CHE NON SIAMO

Non siamo esseri “a una dimensione”, una mente in un corpo, ma individui a cinque dimensioni: conosciamo quella materiale, perché più densa e pertanto percettibile coi sensi esterni e con le strumentazioni; ma ne coesistono altre quattro, accantonate dalla cultura post-cartesiana perché visibili con i sensi interni (se e quando allenati). Ho scritto accantonate perchè la componente sottile era nota nell’Antica Tradizione ed a chi, attraverso centinaia di generazioni, l’ha -parzialmente- preservata.

In ciascuna dimensione sottile esistono altre componenti, altre funzioni, altri sensi, altri fattori di ricarica, altri progetti ed altre radici. Aeree.

Le nostre radici, la nostra origine, non sono nella materia, di cui ci rivestiamo alla nascita, dopo una discesa attraverso delle componenti sottili, che mantengono l’impronta di ciò che eravamo… e di quello che avremmo progettato di essere. Qui.

È la coesistenza di queste componenti non corporee, o dimensioni, a motivare certi accadimenti ed incontri, addirittura il benessere e la malattia.

La memoria di questo altro in noi, che qualcuno ha chiamato terre interiori, se ne sta assopita, ma – quando risvegliata – permette di individuare il fine per cui si è nati: trasformare e riunificarsi.

Trasformare che cosa? Se stessi. Trasformare come? Ogni esperienza in positivo (come fanno gli alberi fino a che non li segano per far  posto a dei loculi fosforescenti chiamati villette a schiera). Riunificarsi con chi? Con se stessi. Una volta lo sapevano, tanto che ne portiamo una conseguenza nel come ci definiamo, cioè “persone”: in latino significava per se unum, cioè… riunificati. Appunto.

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