CODICI DELL’ANIMA: I SEGNI

Ho dato spazio sinora ad alcune facoltà dell’anima, facoltà che appartengono al corredo natale non fisico, cioè a qualcosa che la cultura dominante (compresa quella religiosa) non considera da tempo… o non per tutti.
Come avere in tasca tanti bonus senza usarli mai. Come scritto in un post precedente, i sensi interni sono tanti. Riprenderò l’argomento più avanti.

Dedicherò giugno ad un altro aspetto legato all’anima, cioè ai modi in cui essa comunica tramite il suo mediatore, il MetT. Modi non ri-conosciuti e non interpretabili di primo acchito, per questo denominati codici.
Il titolo di questo post richiama un libro di James Hillmann che val la pena leggere e rileggere; ma quanto proporrò sarà parzialmente diverso, perché diverso è il mio di percorso con venti anni di esperienza (e ricerca) sull’interazione anima/MetT/corpo-mente.

I codici più comunemente adottati dall’anima per comunicare sono sogni, segni, simboli, malinconia, sincronicità, inquietudine, piccoli incidenti, incidenti più gravi, malattie, patologie.

Non siamo abituati a leggerli in tal modo, ma quanti hanno imparato a comprenderli (e a utilizzarli) vivono più serenamente, senza paure immotivate: nulla è casuale e pertanto tutto ha un significato.

L’inizio del mio percorso è stato costellato di segni, a volte inequivocabili. Comincerò col raccontarvene uno.

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