COME DHARMA DIVENNE UNA SUPERGATTA

A 4 mesi Dharma era tutta da rieducare; infatti, benché allevata in casa con tutti i crismi, dopo esser stata punita per aver rubato un intero filetto (una sonora battuta subito e poi due giorni in cantina a pane e acqua, tipo il Conte di Montecristo), aveva scelto il randagismo, offesa nella sua gattità: se ne andava in strada a razzolare nella spazzatura, nemmeno fosse stata un procione (che in quanto a voracità è peggio di un maiale). Per tornare a casa tornava, ma sporca e scontrosa.
Un gatto che non fa il gatto non era cosa buona (ancora non era arrivata Sissi dei Meneghini) e quando riuscivo ad acciuffarla cercavo di tenerla in braccio. Lo subiva, ma senza darmi soddisfazione.

Un pomeriggio stavo leggendo su un testo una meditazione semplice semplice: qualcosa o qualcuno vi suscita ammirazione o affetto? Attivate il sentimento e riversatelo con abbondanza, come fosse un’onda, sull’oggetto, non importa se persona, tramonto, panorama, animale; richiamate l’onda e sentitevi grati perché… siete capaci di provare quel sentimento! Subito dopo, senza interruzione, colmate di quella stessa gratitudine il prescelto e attraverso di lui/esso lasciatevi attrarre da Chi gli ha dato esistenza.

Nell’abbassare il libro avevo incontrato gli occhi d’oro cangiante della micia, quasi una porta incantata, e il movimento era venuto spontaneo, istantaneo e possente: andata, ritorno e slancio, come una cometa nel nulla di profondità luminose.

Da quel giorno, anzi, da quel preciso momento, Dharma era diventata l’animale più docile, affettuoso, sensibile e collaborativo che abbia mai avuto. Eccezionale nella pet-therapy, soprattutto coi bambini, mi ha vissuto accanto ventun anni, un vero evento estremo.

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