FACILITATORE E’ CHI ACCOMPAGNA AL TRAPASSO

Facilitatore è chi accompagna al trapasso con serenità. Vi racconterò un aneddoto in merito.

Guido era andato a trovare un amico che aveva perso il compagno; nel battergli la schiena, pat, pat, coraggio, aveva “visto” uscirne l’immagine del defunto e non aveva reagito alla cuor di leone. Si era imballato come un motore fuori giri e, da allora, il cuore aveva cominciato a dargli dei problemi, che sarebbero restati irrisolti malgrado tante indagini mediche. Quell’esperienza forte e inaspettata aveva innescato un’ansia cui non riusciva a porre rimedio.

Nello sfogarsi con un’amica comune, aveva ricevuto il mio libro “IL MEDIATORE. IL PONTE DIMENTICATO TRA ANIMA E CORPO” in prestito: “quando lo avrai letto, se ti avrà convinto manda una mail all’autrice. Potrebbe aiutarti”. Qualcosa doveva averlo convinto perché mi aveva cercato.      Le dovute spiegazioni lo avevano liberato dalla paura e si era instradato con grande impegno sulla via della consapevolezza; solo che avrebbe desiderato percorrerla a velocità smodata: da musicista qual era voleva trovare quella nota individuale cui intonare il suo quotidiano e trovarla in fretta, dato che gli sembrava di aver sprecato già abbastanza tempo.

Qual’è il progetto della mia anima?” si chiedeva, ma la risposta tardava ad arrivare. Ci voleva pazienza. Lì con te – mi aveva scritto – quando imparo, il mio posto nella vita cambia: non prima, non dopo, ma nell’istante esatto in cui si comincia, io divento, sono, un apprendista, con tutti i lati positivi e negativi. E’ come inserirsi in un antico ordine ed è tranquillizzante… Cerco di nutrire la pazienza con la ragione, ma mi sento dentro una botte trasparente, le cui pareti sono fatte da tutte le cose che devo eliminare e che si frappongono tra me e la piena espressione del mio sé”.

Dopo anni continuava a non sapere cosa fosse “sceso” a fare…

Un giorno mi aveva descritto una situazione che gli dava da pensare. Quando informato che qualcuno del suo giro di affetti era arrivato al capolinea, si recava a trovarlo; poiché nel riconoscerlo la persona sembrava stare meglio e gradire la sua presenza, i parenti ne approfittavano per andarsi a prendere un caffè o una boccata d’aria e il malato… moriva, serenamente. “Mi è capitato più volte e sempre quando i familiari si assentavano. Non ti sembra strano?”.

Strano era che non lo avesse compreso da solo… Era quello il suo mandato operativo, il suo accordo maggiore: il facilitatore! Faciliatore è chi accompagna al trapasso con serenità.

P.S. So che il vocabolo facilitatore è usato nelle costellazioni familiari di B. Hellinger. Però lo mantengo, perché è la trasduzione degli insegnamenti ricevuti a suo tempo, tanti anni fa.

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