FACOLTA’ DELL’ANIMA 2

Ai cinque sensi della manifestazione fisica si affiancano dunque numerosi sensi interni, che contraddistinguono le dimensioni sottili e che rientrano tra le capacità dell’anima. Secoli prima di Cristo l’indiano Patanjali le aveva chiamate siddhi e ne aveva elencate più di 100. (I rinpoche tibetani, che a livello di gerarchia equivalgono ai cardinali cristiani, per diventare tali devono dimostrare di possedere almeno cinque facoltà. Sto incontrando diversi bimbi e adolescenti che se fossero noti (e interessati) potrebbero farsi strada da quelle parti…).

Nella media delle persone i sensi interni sono belli repressi, con relativo patire non si sa di che: “So di poter fare di più, ma non riesco a esprimerlo”.

Non sono degli illusi che presumono troppo da sé, sono degli smemorati che presumono… troppo poco!

Infatti tutti, nessuno escluso, ricevono in dotazione  colore della pelle e impronte digitali, DNA, sensi esterni…  e sensi interni.

Prima o poi tutti ne sperimentano qualcuna, direttamente o indirettamente, pur senza essere il gran sacerdote nel Nabucco “Del futuro nel buio discerno”: mai sognato una persona cara sofferente e scoperto che lo era davvero e proprio a quell’ora? Telepatia! Mai scelto un libro fra cento sapendo di trovarvi una certa risposta? Bibliomanzia! Mai presentito qualcosa di tragico che stava per accadere in famiglia? Preveggenza! Mai sentito delle certezze interiori che si imponevano contro ogni prova contraria? Intuizione!

 In ogni caso, non pensiate che le facoltà dell’anima possano essere utilizzate tutte sempre, 24 ore su 24 come un call center (e se qualcuno, gloriandosi, sostenesse il contrario mentirebbe sapendo di mentire: una radio non capta tutte le stazioni contemporaneamente ed un cantante lirico non emette insieme tutte le note della scala musicale!). Entrare in sintonia col regno sottile (sambhogakaya per gli hindu), attiva – in automatico – la modalità di approccio più appropriata alla situazione su cui intervenire, che sia medianità, chiaroveggenza o altro.

‘Situazione su cui intervenire’ perché i sensi interni, una volta posti in espansione, andrebbero messi al servizio degli altri.

Infine, ultimo ma non ultimo, i sensi interni saranno il nostro modo di percepire… dopo il trapasso. Infatti, quali caratteristiche dell’anima, che non è mortale, la accompagneranno sempre. Con memorie nuove.
Nel coltivare prima i sensi interni si potrebbe stare meglio dopo ed ottimizzare il rapporto con ‘la nera signora’: se tutto è energia, le forme che l’esistenza assume non si annichiliscono, si trasformano.

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