IL GATTO KOSKA RIAPPARE

Il gatto Koska riapparve dopo due settimane, nella bocca di lupo di un condominio non lontano da casa, dove lo avevano recuperato i pompieri. Evvai! Che importa se c’era qualche stranezza nel suo ritorno all’ovile?!

Secondo i vigili del fuoco infatti, lì da solo non ci era finito, perché avevano fatto fatica loro a trovare una grata che si aprisse e perché l’altra via di accesso era un lungo sifone sempre pieno d’acqua. Inoltre, dopo 15 giorni di assenza il malandrino era identico a prima, non un pelo fuori posto, nè un etto di meno. Che avesse mangiato un caricatore di topi? Che avesse fatto da cavia per il teletrasporto? Non solo, l’edificio in cui era stato trovato era proprio di fronte a dove abitava un’amica che, con i figli e il cane Alaska, aveva partecipato alle ricerche: lo avrebbero sentito, dato che – al bisogno – miagola come la sirena di un traghetto!

Forse qualcuno lo aveva preso pensando fosse un gatto di strada, famelico e spiritato com’era, ma docile? Famelico lo è ancora gatto Koska, tanto che insiste nel razzolare in giro alla ricerca di qualche spuntino extra e contende le forniture delle gattare ai gatti poveri (che però, forse a compensare, ma non si può dire, arrivano all’ora di cena e si affacciano al transgatto della cucina a pietire qualcosa di sfizioso. Ormai è routine, con il gatto Koska chiuso in un’altra stanza a protestare).

Al ritrovamento di gatto Koska erano seguiti giorni festosi e partecipati, che avevano coinvolto anche mio marito. Un mattino era rientrato a casa un po’ stranito: “Sai che una cassiera del supermercato mi ha abbracciato per strada?”. Lapeppa, davvero inverosimile, dato che il soggetto riserva agli estranei… il temperamento di un orso: un orso non lo abbracci se lo incontri, devii. Invece era successo; preso in contropiede, era stato ad ascoltare l’esuberante signora e questa, che doveva essere più progatto di me, prima si era congratulata per il rientro di gatto Koska (sapeva persino il nome) e poi gli aveva mostrato la foto dei suoi due miciamore: “Uno scozzese qualcosa e un sacro qualcos’altro” aveva riferito la mia metà, riferendosi senza saperlo a uno Scottish fold e ad un Sacro di Birmania. “Erano proprio belli… Uno così mi piacerebbe prenderlo”. Era il giorno delle sorprese (e anche del mio compleanno, nemmeno a farlo apposta)! Il consorte, che da anni minacciava di andare a vivere in barca se ospitavo altri condomini pelosetti (in passato coi cuccioli eravamo arrivati a quota 5), si offriva spontaneamente di accoglierne uno nuovo?! Forse non era lontano dal vero il commento di un’amica: “Avrà pensato che, avendone due, avresti fatto meno la tragica in caso di una nuova sparizione…”

Sia quel che sia, la sera stessa avrei trovato Sissi dei Meneghini. A quello dedico il prossimo post.

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