IL CONTATTO SI ATTIVA

La medianità mi si è attivata senza che la cercassi. La mia quest ai “piani alti” infatti, verteva sull’origine del dolore: quella cercavo e quella tempestavo per poter conoscere.

A riabilitazione finita, tanto per non farmi mancare niente, mi ero ritrovata con un tris di granulomi dentali, un delirio; nell’attesa che l’antibiotico placasse il dolore mi ero chiusa in una stanza e, nel cercare di distrarmi, mi ero dedicata a riordinare un mobiletto in cui avevo accumulato posta e foto.

Avevo rovesciato sul letto il contenuto del primo cassetto e lasciato aperto il secondo; mentre rileggevo lettere dimenticate, avevo sentito uno strano rumore, come di una stampante, mentre l’aria della camera si elettrizzava.  Strano, la tv era da un’altra parte e pure spenta. Avevo guardato nella direzione del suono… giusto per vedere uscire dal cassetto inferiore, quello che non avevo ancora toccato, un foglio: lentamente e a scatti, senza cadere o piegarsi. Mi ero stupita, ma non spaventata, dato che già da qualche tempo le mie giornate erano costellate di stranezze; questa, forse, lo era un po’ di più. Nel prendere in mano la carta l’avevo sentita calda tra le dita: reclamizzava un villaggio immerso in  un parco naturale in Liguria e mi era stata data parecchio tempo prima da un’amica psicanalista, che andava lì a rigenerarsi. All’epoca non mi aveva attratto, ma la  tendenza innata a tenere tutto (non si sa mai) me lo aveva fatto accantonare e dimenticare sino a quel momento. Voi avreste lasciato perdere una dritta del genere? Io no.

Quando ero andata a vedere il luogo, accompagnata da un marito alquanto perplesso, avevo incrociato, in ordine sparso, una volpe, uno scoiattolo e degli uccellini appiedati (credo per il troppo vento).  Proprio il posto meno adatto ad una che era stata invalida e che non era ancora del tutto autonoma: isolato, esposto, con la pendenza di un trampolino da sci, dei bungalow sgarrupati, una mareggiata costante che riecheggiava fra i pini e altro che avrebbe dovuto distogliermi dal soggiornarci, se fossi stata più sensata.     

Ma il come quel posto, di per sé abbastanza irreale, mi era stato “caldeggiato” prevaleva su ogni ragionamento: avrei capito strada facendo… Infatti.

       Ci ero andata per due settimane con mia figlia, che allora frequentava l’asilo; la sicurezza lasciava un po’ a desiderare, dato che bastava un gatto deciso per forzare l’ingresso, ma era un piccolo eden, impregnato di forza.

       Dopo  qualche giorno, era sera, mi ero sentita scottare, come se avessi avuto la febbre alta. Prima di farmi vincere dall’ansia, avevo chiesto alla bambina di giocare ad acqua/fuoco… su di me: lei aveva appoggiato le manine prima sulle gambe ‘fuoco’, poi sulla pancia ‘fuoco’, poi sul petto ‘fuochissimo’, ma dalla gola in su era ‘acqua’. In effetti non accusavo mal di testa o dolori… Cercando di acquietare un inizio di panico, avevo messo a letto la piccola e preparato sul comodino due brocche di acqua sorgiva (lì c’era anche quella); poi avevo attraversato la notte rintronata dai marosi, bevendo come un cammello e pregando.

Il mattino dopo mi sarei sentita in gran forma.

“Visto?”  Visto cosa?

“Che tutto passa”. Già panta rei  (tutto scorre e passa)

“Pensi di essere tu?”. Forse, per connettere meglio, dovevo mangiare qualcosa.

“Va meglio nel tuo ora?” Nel mio ora?! Ma io non pensavo in quel modo!

“Infatti non stai pensando… stai ascoltando” e, subitaneamente, ero stata inondata di presenza. Mi sarebbe stato accanto due (dei nostri) anni. Il resto è gioia.

Quanto sto divulgando coi miei libri è l’elaborazione ultradecennale di quelle prime “lezioni’” Dubito che da sola avrei saputo dare un significato a quello che cominciavo a percepire; con buona probabilità sarei restata nel limbo fra immaginario e reale. Sempre grazie, anche a Bonassola.

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  1. Maruska ha detto:

    Grazie di condividere ed insegnare

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