LA MEMORIA DI ME

Ho scoperto le regressioni quando ancora ne ignoravo l’esistenza; infatti  ero andata a documentarmi solo dopo avere sperimentato il fenomeno. Nessuna suggestione quindi.  

Durante una delle prime meditazioni, mi ero ritrovata, senza preavviso, da tutt’altra parte: non più in una palestra contigua a un dormitorio clandestino di cinesi, ma seduta a terra insieme ad altre persone in una radura tra gli alberi, all’ora del tramonto. Tutto era talmente vivido e concentrato, dominante su ogni altra percezione, da permettermi di sentire il fruscio del vento e l’odore del mare più in basso (solo anni dopo avrei imparato che il sentirsi dentro a una vita, al di là del tempo, è una caratteristica delle cosiddette regressioni); cosa si stava facendo? Ci si preparava ad un cerchio di guarigione. Fine del film, tutto qui.

Ma l’armonia della situazione ormai mi aveva incantato e, nel mio intimo, avevo deciso che, qualsiasi cosa significasse cerchio di guarigione, l’avrei fatto ancora. Tramite i fotogrammi di un’esperienza lontana, venivo spinta a cercare qualcosa che ero stata abituata ad individuare (e penso sia così per chiunque si risvegli ai ricordi della pre-esistenza).

La mia ricerca mirata è scattata allora, dopo essere stata ammaliata da quella inaspettata “memoria di me”.

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