L’ALBERO SI GIUDICA DAL FRUTTO

Col risvegliarmi alla medianità un’alterità, tanto dinamica quanto imparziale, entrava con rispetto e naturalezza nella mia vita, probabilmente come risultato del mio essermi resa più flessibile rispetto all’ignoto e al dolore (e dell’aver imperversato per ottenere risposte in merito). 

Un pensiero non da me pensato illuminava le mie zone buie, liberandomi da pesi che non ricordavo di portare; dissipava dubbi inespressi, infondendomi una tranquillità serena; anticipava quanto ancora da verificarsi; mi aiutava a distinguere e a scremare quello che cominciavo a intravedere nei corpi; mi leggeva il libro della vita… di coloro che avrei incontrato. Non vi sembra possibile? Liberissimi, ma qualsiasi diffidenza esterna non può invalidare l’esperienza vissuta. Yogananda diceva che non si cammina nelle scarpe di un altro (sottinteso insieme ai suoi piedi).

Per i primi anni i Referenti si erano “presentati” con nomi e ricordi comuni (di altre vite insieme) che me li facevano sentire meno distanti: “per noi le emozioni sono come nuvole passeggere”, ma finito il mio apprendistato (e con mio sincero magone) avevano ceduto il posto ad altri senza più nome perché  nell’Oltre-oltre tutto è uno e tali dicevano di sentirsi. Noi parliamo di olismo, loro lo vivono. Con i “senza nome” non potevo “fare i saltafossi” per stringere i tempi e sapere qualcosa che mi interessava subito, perché venivo smagata ogni volta e ripresa, o corretta, se preferite. Il loro “eterno presente” è difficile da comprendere, per questo bisogna sviluppare autonomia, elasticità, umiltà e prudenza.

Infatti un eccesso di confidenza nelle proprie capacità medianiche (e nei sensi interni in genere) espone a compiere degli errori e a subirne gli effetti. Ricordo il disastro emozionale scoppiato in un gruppo quando avevo “trasdotto” la vibrazione “necessità” (è da farsi) col concetto di “urgenza” (è da fare subito). La differenza l’avrei compresa a posteriori e sarei riuscita a farne tesoro. Experientia docet, l’esperienza insegna, a volte lasciandoti con qualche cicatrice addosso.

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