LOGO

Il logo che state vedendo è venuto (quasi) da sé, mentre smanettavo con photoshop su una base dorata. Per me che non conosco le leggi del web era ok, per altri era necessario qualche aggiustamento.

“Sembra la pubblicità di un profumo, vuoi cavalcare la moda?”. No, ma l’estetica non guasta, soprattutto se si accompagna alla sostanza. “E’fuori standard, poco leggibile,non incisivo”.

Non incisivo un simile concentrato di simboli?! Era una provocazione… a svolgere quello che era implicito. Non tutti percorriamo la stessa strada, né conosciamo gli stessi paesaggi. A volte do troppo per scontato, lo riconosco.

-Il quadrato: dai tempi di Platone il quadrato (e il suo sviluppo tridimensionale, il cubo) rappresentano l’elemento terra.

-La spirale: logaritmica e non caratterizza ogni fenomeno di crescita.

La spirale nel quadrato simboleggia l’incarnazione nella materia.

-Le fiamme alla vedo non vedo indicano il continuo dinamismo della crescita (e le ustioni dell’esperienza vita).

-L’oro indica la preziosità di ogni singola, irripetibile discesa nella materia e, in antico, era considerato capace di tener “fuori campo” (energetico) le paure.

Inoltre

La spirale esprime al meglio l’intradimensionalità, cioè la funzione di ridurre le energie a misura del fruitore, funzione caratteristica dell’amico MetT (e dell’atmosfera terrestre). Siamo dotati di diversi involucri di protezione, ignorati perché non visibili.


Propongo un aneddoto con un ennesimo significato del logo.

IL CERCHIO QUADRATO

Ogni tanto, pressata dai troppi impegni, provo a isolarmi, ma non sempre ci riesco; un mattino, ad esempio, una mail  mi aveva fatto cambiar proposito in un amen. La scriveva un musicista, da tempo in lotta con una distonia focale, che è l’uomo nero di ogni concertista: nel suo caso inibiva l’agilità della mano e irradiava dolore in tutto il braccio. Addio carriera e, il tempo, colmo di sofferenza.

Avendo provato  e patito a mia volta l’esperienza del limite, avevo rimandato la mia “clausura”; in fondo, cos’era un’ora in più o in meno, se a pressarmi era solo il mio orologio personale, regolato su qualche fuso lontano da qui?

Sin dall’inizio Radames (userò sempre degli pseudonimi) aveva collaborato pianamente a un tipo di interazione che il suo rigore matematico, in altri momenti, avrebbe rifiutato. Sospeso ogni giudizio, aveva lasciato che qualcosa di ignoto lavorasse in lui; all’analisi avrebbe provveduto poi.

Questo atteggiamento, assolutamente non scontato, viene adottato da alcune persone di temperamento quando l’orgoglio dell’autosufficienza e la resistenza del preconcetto sono stati spianati dalla pena. Spesso sono proprio gli individui arrivati a questo stadio, che – quando accompagnati ad affrontare il nucleo del problema – sanno liberare il tormento annidato come ci si libera di una spina in un piede.

Al terzo incontro, d’improvviso, era diventato tutto occhi e stupore, dato che il torpore alle dita e il dolore al braccio avevano cominciato a ritirarsi come un’onda di marea. “Come si sente?” -gli avevo chiesto-  “Mi sento in un cerchio quadrato”.

“Sentirsi in un cerchio quadrato” non avrei saputo descrivere meglio l’insperato che si fa realtà, il percorso della spirale evolutiva che, espandendosi, quasi coincide col suo confine! Può succedere – e succede – quando l’altro (tuo) mondo si rivela nella (sua) forza. Allora é come sentirsi dentro magi, pastori e stella cometa senza che sia  Natale.

La risoluzione improvvisa ed imprevista di un problema fisico (che tanto stupisce i curanti) è favorita dal flusso di energia -animica ed extranimica- che ti irrora senza incontrare più impedimenti; certo non scaturisce dalla sola ragione inferiore come Atena dal cranio di Zeus.