L’URLO DI MUNCH

Una signora tormentata dai trapassati comincia a partecipare ad un mio gruppo di studio, dove impara come comportarsi “nel caso che” (il primo modo è capire il fenomeno, il secondo è non averne paura, il terzo consiste nell’aiutare le anime a risalire. Se l’anima ha determinati talenti quelli vanno valorizzati e non ignorati).

Però una sera si sveglia e sul soffitto vede un’ombra tipo “l’urlo di Munch”. Talmente netta e fissa da inquietarla; da sotto il lenzuolo manda luce, prega eccetera, ma quando scopre il viso… la sagoma è ancora lì. Allora sveglia il marito, che la manda a ranare lei e le sua stranezze. Poichè ormai ha perso il sonno, si mette alla ricerca di una motivazione plausibile, memore che qualsiasi fenomeno riguardante i corpi sottili è impermanente (dura un battito di ciglia o poco più). Il soggetto in questione è donna tenace e logica e l’accoppiata funziona: cerca che ti cerca si accorge che la batteria del cellulare (del consorte) illuminava il pizzo della tenda e proiettava sul soffitto l’orrido volto.

Tutta soddisfatta di sé ari-sveglia il marito per raccontarglielo, ma sembra che lui non abbia troppo gradito…

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