MALATI PROVVISORI

Mai sentito parlare delle cinque sorelle del giornalista? Chi, cosa, come, quando, dove e perché. Bisognerebbe chiedersi chi, cosa, come, quando, dove e perché è stato spento il contatto con “quella parte di noi che pensa e delibera e che fu associata al soffio ed al vento perché si sente ma non si vede”, cioè l’anima come definita sui vocabolari.

Infatti l’invisibile compagna, lady anima, userebbe lo squilibrio organico per sospingere il soggetto a riarmonizzare l’intero apparato (concetto chiave nell’oriente antico, dove l’infermità era considerata un assestamento dell’organismo, del gruppo, della famiglia, assestamento indispensabile per riportare all’ordine quanto andato fuori posto).

Per aiutarsi, l’ammalato potrebbe cominciare col sentirsi “un malato provvisorio, come quando si ha il raffreddore: si sta da schifo, ma poi passa. E poi potrebbe visionare la propria esistenza come fosse un dvd, che puoi zoomare o fermare per mettere in evidenza i passaggi emotivamente irrisolti: “Sono arrivato a questo punto per ics motivi, ma sono disposto a ricominciare nei pensieri e nei modi! Non mi lascerò sfibrare dalla paura e non sprecherò questa esperienza, anche se, potendo, ne avrei fatto volentieri a meno”.

Un atteggiamento simile non comporta che un tumore maligno divenga benigno, ma che possa restarsene incluso, questo sì.

E non lo scrivo per illudere, ma per esperienza diretta! Durante i miei  svariati ricoveri, delle reazioni poco standard (dovute all’interazione consapevole coi corpi sottili) hanno sempre lasciato i medici alquanto perplessi.

Lavorare (in vario modo) sulle componenti extracorporee, là dove l’equilibrio si è alterato prima che altrove, è efficace sia in termini di tempo che di risultati: ci vuole incredibilmente poco per liberare l’energia stoccata, se l’intenzione positiva  prevale! E questo depotenziare la pressione emotiva accumulata potrebbe trasformare lo spazio bianco in un momento terapeutico quasi rivoluzionario nella sua accelerazione!

jung malati provvisori

Immagine testata articolo: “Signs of life” – Silvia Pisani

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