MAMMA TANA E COCCOLE

Dopo tre anni  Sissi dei Meneghini ha imparato a fare mamma tana e coccole. Complice un suo affido temporaneo in mani che invece di spazzolarla la cardavano come fosse stata una pecora australiana, al mio rientro ha cominciato a seguire ogni mio passo; poi si è spinta a leccarmi la mano (anche se con l’atteggiamento del sommelier col vino) e infine ha sbordato alla grande: da qualche sera  gonfia il pelo, assume la posizione di Eugenio in Braccio di Ferro, fa gli occhi dolci e si spinge a fare mamma tana, cioè si rintana fra le braccia o fra le gambe; dipende da come mi trova.  A dire il vero il suo modo di fare le coccole è più un riceverle, ma non sottilizziamo. Tutto è relativo al punto di partenza, nel suo caso il niente. Infatti più che un gatto, per come lo intendo io, era un peluche che perdeva materassi di pelo. Timida, riservata, azzimatina e superbella. Come tutti i Sacri di Birmania.

Dovrò aggiornare la filastrocca pensata per il nipotino:                                                                                       La Sissi è tanto bella ma non sa fare ancor/le coccole alla mamma con tutto il cuor.                                    Ma poi passin passetto col tempo imparerà e presto alla sua mamma le coccole farà.

 

 

 

 

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