MORITURI TE SALUTANT

UN ANEDDOTO SUGLI ATTACCHI DI PANICO

Foster ha 16 anni e da tre soffre di attacchi di panico. É finito più volte al pronto soccorso, è stato visitato da diversi specialisti, ha in tasca le benzodiazepine prescrittogli da uno psichiatra, ma niente: finita la scuola gli attacchi sono diventati quasi giornalieri e, per evitare di farsi vedere dagli altri, esce sempre meno di casa, dove vivacchia nel timore che il fenomeno si scateni.

I nostri percorsi neurali sono come un prato di erba alta: se ci cammini su una volta l’erba si piega appena, se la attraversi più volte e sempre sullo stesso tratto si delinea una traccia, se ci passa sopra una squadriglia di scout si forma un sentiero. Pensa o immagina la stessa situazione, sempre quella, e vedrai se questa non si fissa! Perché avrà creato un percorso neurale (che qualcuno ha chiamato l’impronta nella cera).

Tornando a Foster, gli chiedo di descrivermi nei particolari come si scateni l’attacco di panico e quanto prima lo sente arrivare. Farebbe volentieri a meno di rispondere, ma – a questo punto – tacere sarebbe disutile, lo capisce da solo.
Per aiutarlo gli spiego che, quanto più un turbamento è verbalizzato, tanto più tende a depotenziarsi (almeno nel breve periodo e con accanto una persona che lo sappia “assorbire”).

Dato che tutto è energia e che quella sottile può essere guidata dall’intenzione, un soggetto che intenda alleviare il patire di un altro, può assorbirlo – in parte – con l’inspiro e allontanarlo con l’espiro. Questo almeno è il sistema più semplice.

Foster mi descrive l’irrompere della paura di morire “Lì, in un attimo tutto finito, non respiro più”. Lo faccio ragionare sull’inesattezza della sensazione, dato che dopo tanti attacchi è ancora vivo. All’idea quasi quasi sorride…
Poi andiamo alla ricerca di una motivazione, con metodi alquanto variegati, fra cui l’autoindividuazione dei blocchi: “Senza pensare, prova a indicare un punto del corpo in cui la volontà si è bloccata”.
Perplesso per la domanda, ma sicuro nel gesto, si porta la mano alla bocca dello stomaco, che corrisponde al terzo chakra anteriore, gestore del senso di individuazione e del potere personale (mentre il terzo chakra posteriore nutre la volontà di autoguarigione. Proprio quella…)
“Adesso prova a indicare dove senti la fiducia.”
Dal momento che non reagisce cambio la domanda.
“Prova a sentire dove trovi della sfiducia.”
Si tocca la spalla sinistra e poi – lentamente, stranito – apre la mano a coprire tutta l’area cuore-polmone sinistro. “Mi sta salendo l’ansia…”
Alla vista interna (mia) si evidenzia uno sfondamento della cassa toracica: in un’altra vita è morto, giovane, in un incidente di macchina.

L’apparire di un trauma fisico non attuale si chiama ferita transtemporale (denominazione dovuta alla fisica statunitense Barbara Ann Brennan) ed in genere appare quando l’anima ha necessità di liberare il suo coinquilino dalla passata sofferenza. Alcuni operatori descrivono quello che vedono come fosse la trama di un film, mentre io, per evitare suggestioni, preferisco che sia il soggetto in difficoltà a cogliere in proprio i segnali dell’anima. Al massimo aiuto a decodificarli.

Aspetto che frammenti di memoria emergano spontaneamente e quando accade, sia per sdrammatizzare (ha 16 anni) sia per stimolare la dissoluzione della ferita transtemporale, lo invito a imitare il saluto a Cesare dei legionari romani “Morituri te salutant”: la mano destra a pugno battuta con forza sull’incavo della spalla sinistra. Al momento funziona!

Con questo non sto scrivendo che tutto si sia risolto tipo abracadabra! Ho solo descritto come sia stata individuata e depotenziata una delle con-cause della crisi. L’altra probabilmente risale alla storia familiare recente: tre anni prima un familiare di Foster si era ammalato di cancro e – in quell’occasione- il senso di morte si era affacciato alla soglia, richiamando per risonanza un’altra morte.
Una causa l’ho potuta alleviare, perché risente di eventi passati, l’altra no, perché dipende da eventi futuri.

Nel silenzio”, immagine di Silvia Pisani

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