SANTIPPE

Era di maggio quando Santippe, una delle nostre tartarughe, era diventata visibilmente nervosa: non stava più accanto al vecchio maschio, ma andava in giro come un petardo, rifiutando il cibo. Seguendo l’insegnamento dell’etologo Konrad Lorenz, per comunicare con gli animali mettetevi all’altezza dei loro occhi, l’avevo messa su un gradino, mentre io mi ero accucciata di fronte (l’alternativa sarebbe stata scavarmi una buca come si fa sulle spiagge olandesi per difendersi dal vento).
‘Che cos’hai?’
‘Paura non fare in tempo, terra troppo dura’.
Stupefacente, un pensiero bello e buono! Assecondando la possibilità che quanto “sentito” fosse vero, avevo guardato in giro con attenzione ed avevo notato diverse buchette, tutte nell’unica zona sempre soleggiata del giardino. Che volesse deporre le uova?! A cinque anni dal suo arrivo sgarzoletta aveva superato l’ostacolo della differenza di mole col tartarugo sessantenne? Avevo provato a scavare più a fondo, ma senza riuscirci: a pochi centimetri di profondità la terra era davvero dura, perché sotto… c’era una colata di cemento! Zappetta zappetta avevo approntato l’area parto che, il giorno dopo, avrebbe accolto l’uovo del primogenito. Appena in tempo.

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