SERENDIPITA’ E SINCRONICITA’ COME ESPRESSIONI DELL’INVISIBILE ALLEANZA

Serendipità e sincronicità sono stati considerati eventi a-causali, mentre invece esprimono una causalità proveniente dai piani quantici, cioè da piani a più alta frequenza rispetto a quella materiale. Nessuno è mai solo.  Sordo e cieco ai mondi sottili sì.

Serendipità indica il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Non è esattamente “cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino” come è stata esemplificata in passato, quando si era tutti meno smagati

La serendipità ricorre spesso nella ricerca scientifica, si contrappone al metodo dell’indagine sistematica, permette di scoprire qualcosa a un livello più profondo di realtà ed è sinora stata attribuita sia alle capacità intuitive del ricercatore sia alla casualità.

La sincronicità è invece il verificarsi di coincidenze improvvise e inaspettate, che si fanno notare per tre caratteristiche principali: sembrano al di fuori della catena di causa/effetto (nota), si ripetono nel breve (in genere tre volte) e, quando seguite, rispondono a un’esigenza del momento (che non è vincere alla lotteria Italia).

Il fatto che risolvano entrambe, serendipità e sincronicità, esigenze di necessità o di ricerca in persone “attente” e che siano loro inaspettatamente utili mi fa pensare all’opera di quella invisibile alleanza che lega e collega ogni ente nel mondo olistico: con termine entrato nel gergo si tratterebbe dell’effetto di un salto quantico, cioè da un piano dimensionale all’altro.

L’individuo riceve qualcosa proveniente da un piano vibratorio superiore: la mente è illuminata dall‘anima, o tramite l’anima, grazie alla mediazione del MetT, cioè del sistema dei corpi sottili. Rientra in quella che ho definito l’invisibile alleanza.

Il MetT riduce e traduce le vibrazioni ad alta frequenza emesse dall’anima (analogamente alla funzione delle fasce atmosferiche terrestri, che filtrano le radiazioni solari) e riversa sull’individuo un flusso di energia che, se non ostacolato, comprende informazioni, ricarica, sostegno, motivazione, consigli ecc (in genere al di fuori del senso comune).

Qualcuno mentalizza questi input perdendoli (tutto questo non ha senso!!), qualcuno li pancizza (ma va bene lo stesso, dato che l’intestino è il nostro secondo cervello, come ormai sostiene persino la pubblicità dei fermenti lattici), qualcuno li nota e accoglie, tesaurizzandoli, meglio se con gratitudine. Allora l’orizzonte degli eventi può mutare enormemente. Lo scrivo da testimone.

Il termine serendipità deriva da Serendip, l’antico nome persiano dello Sri Lanka; fu coniato nell’800 dallo scrittore Horace Walpole e ispirato dalla fiaba persiana “Tre prìncipi di Serendippo” di Cristoforo Armeno.

Il termine sincronicità è attribuito a Carl Gustav Jung che la definì la contemporaneità di due eventi collegati in base al senso, ma in modo a-causale”

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