SOS. EMPATIA INDIRETTA NEI BAMBINI.

Una mamma trova la figlia di 6 anni che piange, pancia a terra. “Perchè piangi?” le chiede stupita, dato che sino a poco prima erano state insieme e non era successo niente.

“Non lo so”. “E perché stai sul pavimento?” “Cerco di allontanare una visione, ma non vuole andarsene…” e le descrive un bambino piccolo in un luogo aperto che viene picchiato da un uomo. La madre cerca di razionalizzare, tipo qualcosa visto alla televisione, o udito raccontare da qualcuno eccetera eccetera.    “No, no, lui non sa difendersi e mi è dentro”. La madre mangia la foglia, nel senso che sa riconoscere il fenomeno – un episodio di empatia indiretta – ma non sa bene come gestirlo e mi telefona.

Nei bambini l’empatia è molto sviluppata, serve loro per apprendere e per condividere. Solo che alcuni soggetti sensibili provano ancora l’empatia dell’anima, o empatia superiore, che riceve ed opera su piani non fisici. Non essendo consapevoli di quello che succede i soggetti ne sono spaventati. Bisognerebbe spiegarglielo, a piccole dosi. “Falle i complimenti da parte mia e dalle qualcosa da mangiare e da bere per distrarla  e che sia sfizioso”.

Il giorno dopo entrambe sono da me su richiesta espressa della piccola, che seguo da anni… al bisogno. Da Giovanna-pane sto diventando Giovanna-sa(n). “Perchè sei qui?” le chiedo. “Prima di tutto, perché mi hai fatto i complimenti?“. Orpettina, ha già un suo schema in testa. “Perchè, anche se non ne eri consapevole, sei stata di grande aiuto a qualcuno che stava soffrendo” e le faccio l’esempio di qualcuno che estrae mestoli d’acqua da una pentola dove l’acqua sta traboccando. “Una pentola di dolore?” “Non certo di brodo”.

Poi le chiedo di descrivermi quanto vissuto e arrivo al punto: “Desideri una spiegazione estesa o una ristretta (si era parlato di brodo, no)?”. Lei mi guarda seria e risponde “Precisa”.

La accontento: “Noi siamo più estesi di quanto vediamo, pensa solo al pensiero; non lo vedi come un cartone della Pimpa, ma c’è. Quella parte invisibile di noi  legge altre storie e ascolta altre voci, ma sempre per aiutare, e in molti bambini è ancora attiva. Col tempo si assopisce per risvegliarsi poi con l’età adulta.   Ti ho fatto i complimenti perché una parte di te ha fornito il suo aiuto a un essere in difficoltà. Tu ne hai ricevuto come un eco, ma quando e se succederà ancora non devi spaventarti o lasciarti sopraffare dalla paura. Respiri a fondo, mandi la tua briciola di conforto, come se tu fossi la Trilli di Peter Pan con la polverina magica, e poi fai ciao ciao e chiudi: “Di più non posso fare”.

Commento della bimba durante il rientro a casa: “Sono proprio soddisfatta! In futuro me la cavo da sola!”

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  1. Viviana ha detto:

    Mi ha commosso! Mi sono venuti i lacrimoni, parlando di empatia…

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