VIVA L’AIRONE CENERINO

Generalmente spiego quello che mi viene chiesto a chi me lo chiede (se lo so); talvolta però chi mi ascolta tende a estremizzare. Ad esempio, in tema di segni…

“Cara Gio, senti cosa mi è successo. Non dico uno, non dico due, dico tre. Ieri per strada ho incontrato tre incidenti. I primi due a pochi minuti l’uno dall’altro, il terzo un paio di ore dopo… ma son tanti tre in un giorno! Tu dici sempre che tre è un segno. Mi devo preoccupare? ”.

I segni sono qualcosa di inusuale, non provocato, che ti colpisce direttamente e insolitamente. Dato che gli scontri sono purtroppo molto frequenti e che non sei stata coinvolta non son da leggere come segni”.

Passa qualche giorno e lo stesso soggetto mi riscrive: “Credo di aver compreso meglio il tema del segnale. Comunque ieri per due volte un airone cenerino mi ha attraversato in volo la strada, a bassa quota… una volta si é pure piazzato davanti alla mia macchina, come se mi indicasse una traiettoria. E mi ha costretta a rallentare”.
“Se non eri in una riserva o nelle sue vicinanze potrebbe segnalarti la necessità di volare basso, di prendertela più comoda e di lasciarti aiutare per trovare/mantenere la direzione”.

Il che può sembrare banale al lettore che non conosca il peperino in questione, che – all’epoca – tendeva a realizzazioni alte altissime e subito.
“Viva l’airone cenerino!”

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