RAZIONALITÀ AD OLTRANZA

Tutti sanno individuare una differenza (non solo climatica) tra un deserto, una palude, un querceto e una pineta; l’uno non è l’altra, ovvio, così come in una stanza di ospedale non ti riempi i polmoni come su un alpeggio. Ogni contesto suscita reazioni sia nei sensi esterni (il profumo, i colori, i suoni, la temperatura), sia in quelli interni (percezioni blande o precise di una corrente, di un cambiamento interiore, di un senso di sollievo, o di un’informazione). In genere chiunque, se guidato, riesce a operare dei distinguo che, successivamente, gli consentono di riconoscere certe vibrazioni e di interpretarle.
Ma bisogna essere aperti alla possibilità, altrimenti ciccia.

Anni fa un’ingegneressa aveva accompagnato, pardon scortato, un’amica affetta da sclerodermia in un mio gruppo di studio. Non si fidava proprio e aveva voluto presenziare, pardon controllare, quello che (le) facevamo. Ma buona parte della serata era stata dedicata a lei, anche se era stata l’unica a non accorgersene. Nell’aria aveva cominciato a diffondersi un profumo di rose, che è una delle vibrazioni-tipo di quando un’anima gentile si avvicina; poi era subentrato il profumo di fresia e dopo ancora, in successione, quello di gardenia e altro, mancava solo il patchouli: “È ovvio – aveva commentato lei dal suo angolino – il calore della pelle fa emergere la corbeille dei profumi”. A quel punto era prevalso il borotalco, ma lei niente, tetragona: “Qualcuno userà un deodorante al borotalco”. Cambio radicale! Vaniglia, torta appena sfornata, qualcos’altro che non ricordo, ma niente da fare. Alla cioccolata (calda) l’assortimento era stato esaurito e quel qualcuno si era ritirato in buon ordine “Eppure ero qui per te…”.

Eravamo rimasti con l’acquolina in bocca, ma con un sentore di incompiuto. Con altro da sé bisognerebbe interagire, se ce lo chiede così gentilmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *