SIC FATA RESURGO

Qualche tempo dopo il parto la sofferenza aveva cominciato a dilagare prendendo anche cinque giorni su sette (se andava bene); mi sentivo persa. Cercavo sollievo e risposte senza trovarle mai, nemmeno dai migliori specialisti, anzi! Per agevolare una diagnosi e una soluzione descrivevo i sintomi nel dettaglio, col bel risultato di sembrare un’ipocondriaca in preda a una depressione post-partum. Piangere piangevo, ma per lo sconforto del trovarmi di fronte a muri di incomprensione.
Non se ne usciva. Fra i vari tentativi per alleviare dei mal di testa lancinanti (diagnosticati a posteriori come esiti di un incidente vascolare conseguente a un trauma da parto), avevo provato una terapia antroposofica, mi sembra si chiamasse massaggio euritmico, ma senza risultato. Il fisioterapista era comprensivo, ma scoraggiato: un giorno di reciproca, particolare difficoltà, si era girato verso la finestra e, per divagare, mi aveva chiesto notizie sulla costruzione confinante, un bel convento vincolato dalle Belle Arti; all’improvviso, anche se era di spalle, lo avevo “visto” rasserenarsi (il male fisico cominciava a sensibilizzarmi), come se si fosse rassicurato. Da professionista qual era aveva cercato di riprendere il controllo, poi, con una calma commossa, si era girato e mi aveva detto: “Non so come, né perché, ma tutto questo passerà e lei sarà un’altra persona”.
Mi aveva indicato uno dei graffiti che stava appena sotto la torre campanaria “Vede il cartiglio? C’è scritto sopra sic fata resurgo… Lei è protetta, ce la farà” (in effetti sono ancora qui…)
Il motto latino significava “in questo modo faccio rinascere la vita”. Pur avendolo avuto sotto gli occhi per quaranta e passa anni non ci avevo mai prestato attenzione! Quel segno (allora notato da un altro) avrebbe risvegliato in me la convinzione di avere ancora un futuro. Oltre a tutto, il disegno in questione era orientato esattamente verso la stanza in cui ero nata e dove ora scrivo quando sono in città. “Sono sempre stato qui” sembrava dire.
Avrei imparato presto che il caso non esiste e che ogni giornata è costellata di segni. Per tutti, nessuno escluso, basta prestarvi attenzione. Ed il segno indica, una direzione, una soluzione, una via.
Da quel giorno avevo cominciato a pregare e non tanto per guarire (sembrerà strano), ma per capire i perché: perché ero restata incinta malgrado ogni precauzione, perché nell’accettare la gravidanza e dare vita alla vita ero stata punita con un dolore martellante e continuo, da cosa esso si originava in me eccetera eccetera. Quando le mie domande si erano spostate sulle cause originarie del dolore e su come alleviarlo negli altri… la strada aveva cominciato a svelarsi da sé.

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